CHE SPETTACOLO! Piaccia o non piaccia Venditti, è confortante vedere in televisione il sudore, le imperfezioni, il coraggio e l’ emozione di un concerto. Che poi la serata fosse in diretta non fa che confermare quella che dovrebbe essere una delle principali motivazioni della televisione, ovvero collegare la gente con quanto sta avvenendo altrove in quello stesso momento. Cosa che la tv fa con copiosa dovizia per lo sport, per le notizie quasi, per lo spettacolo preferendo invece intere serate precotte, con cantanti di plastica e playback offensivi per il pudore e la dignità della musica. Dunque al buon Venditti è toccato, dopo Baglioni, l’ onore di poter essere colto nella sua dimensione più congeniale (invece di doversi adattare ai freddi salottini dei talk-show) e non c’ è dubbio che ce l’ abbia messa tutta. Grazie allo scenario superbo, ad un pubblico generosissimo, e a un repertorio che ormai viaggia a colpi di decine di canzoni di successo. Prima da solo al pianoforte, poi col gruppo – in uno sfarfallio di luci e fumoni – ha cantato i pezzi più noti e acclamati di questo canzoniere, compresa ovviamente Roma capoccia che però, presa erroneamente a simbolo di campanilismo, è stata fischiata da qualche accanito fiorentino, mentre le delegazioni romane sventolavano bandiere come forsennate. Per il resto un trionfo. Cori a volontà, diretti con sudata partecipazione da Venditti, il quale voleva certo dimostrare come la televisione possa essere il ritratto di un avvenimento e non la sua ricostruzione arbitraria. Un successo che ha avuto un picco verso l’ alto quando al cantautore romano si sono aggiunti il bravo Enzo Avitabile al sassofono e niente di meno che Carlo Verdone alle percussioni (così come aveva preteso di fare anche nell’ ultimo disco di Venditti). Peccato solo che le parole di Verdone, a performance ultimata, si siano perse dietro un microfono che non funzionava. Non sapremo mai cosa ha detto, nè se c’ era l’ occasione per una risata. Ma tant’ è. Una serata come questa, vale per la canzone quanto cento di quelle maratone promozionali in playback che vediamo a ritmo continuo in televisione. Serate senza identità, senza un briciolo di autenticità. Quando canta Venditti ha un cuore grosso come una casa, e un vocione che fa tremare il vetro del teleschermo. Sufficiente, come si dice in gergo, a “bucare” il video e ad entrare nelle case? Speriamo di sì, in modo che la gente cominci ad apprezzare quelle piccole verità che possono arrivare dal più celebre elettrodomestico dei nostri tempi, e a rifiutare l’ insulsa finzione che giorno per giorno ci viene inoculata. Parlando di musica, naturalmente. – di GINO CASTALDO
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