ROMA – Claudio Baglioni non incide un disco, lo partorisce. E una volta uscito dalla sala di registrazione, è di uno stato d’ animo che è una via di mezzo tra la gioia di una liberazione e una depressione profonda; uno stado d’ animo scuro, come i vestiti che indossa, come l’ espressione che ha in faccia quando inizia a parlare di Assolo, il suo nuovo triplo album dal vivo. “E’ un luogo comune parlare di un lavoro che è finito e chiamarlo “la mia ultima fatica”… beh, questo disco è proprio la mia ultima fatica. Più che fatica è stato un massacro, un massacro fisico, nervoso, totale. Assolo è stato registrato durante l’ ultima tournèe, 42 concerti per tutta Italia. 42 intimi colloqui con i miei strumenti e con il pubblico; io, solo sul palco, e loro, tutti insieme, giù. Alle volte troppo distante dal palcoscenico questo mio pubblico, alle volte maltrattato dai gestori degli spazi nei quali ho suonato, costretto a file e ad attese umilianti. Alla fine della tournèe ero così polemico con un certo sistema di gestire tutto ciò che è attorno alla musica, che quasi lo arringavo il mio pubblico. Dicevo “venite più vicino, aprite a forza quei cancelli”. Insomma non è stata una tournèe tranquilla… “Lo sapevo dall’ inizio che non avrei avuto vita facile, soprattutto con me stesso. Sembrava una follia lucida: esibirsi tre ore a sera da solo su un palcoscenico, suonare tutti gli strumenti, cercare di trovare l’ essenza delle canzoni, di trarre da ognuna il vero significato. Alle volte accadeva che la gente si ribellava, non amava ascoltare quelle che considerava canzoni “sue” suonate e arrangiate in maniera diversa. E questo sul disco si sente: Assolo è un unico lungo concerto ideale, ma in realtà sono più di 40 e quasi due mesi di missaggio in sala d’ incisione. Nel disco ci sono io, che ho imparato anche ad essere un musicista vero, e c’ è la gente che non canta soltanto le canzoni con me: è il pubblico il mio grande interlocutore, unico, come unico è il concerto che gli propongo”. In Assolo ci sono i brani, le prove, le voci del pubblico, ma Baglioni non parla mai. Eppure non sarebbe capace di fare un concerto senza dire una parola… “Ho molto pensato a questo; avrei voluto mettere delle frasi di parlato, quelle che ritenevo essere le più importanti, i miei monologhi, le mie “prediche”, le mie “arringhe”. Ma poi ho considerato che avrei corso il rischio sempre e che sempre di meno amo correre: quello di essere frainteso, dalla gente, dal pubblico dei concerti e da quello che compra i dischi, dai media, dai critici, dai giornalisti”. Insomma, non si accettano critiche? “Non è questo. E’ che quando uno ha messo tutto se stesso, sinceramente, in un progetto, quando si è faticato, sudato, combattuto, corso contro il tempo, non è facile accettare chi non ama la tua creatura…”. Appunto, il parto; non deve essere facile “dare alla luce” un triplo album registrato dal vivo con vari sofisticati sistemi elettronici, affrontare quasi due mesi di sala assieme agli stati d’ animo di tutto lo staff. “E’ stato un anno duro; è stato un anno di riflessione, stimolante, importante. Ero reduce da un enorme successo e non sapevo a cosa sarei andato incontro. Assolo era un progetto ambizioso: all’ inizio non avrei voluto fare un disco dal vivo. Alè-o-o era stato un trionfo, aveva venduto troppo, un precedente pesante con il quale misurarsi. Se avessi voluto arrivare a quei livelli avrei dovuto impegnare tutto me stesso. E così ho fatto. Ho pagato un prezzo alto di fatica, ma è stata una bella esperienza e davvero mi dispiace che sia finita. Quei 50 giorni passati in studio con Pasquale Minieri e gli altri, alla fine erano diventati un gioco al massacro, un’ ossessione: Avevamo tutti perso la dimensione dello spazio e del tempo. L’ ultimo giorno siamo stati in sala per trentanove ore di seguito. E alla fine, quando tutti stavano per andare via, non volevo che finisse quel sogno, sono rimasto caparbiamente attaccato a quella follia; sono andato in studio ed ho composto una canzone. Suonavo il pianoforte con le braccia e le mani che mi facevano male, cantavo con la gola a pezzi, ai militi delle possibilità fisiche”. Così è nata E sogno è sempre, una specie di continuazione ideale di La vita è adesso, che poi è l’ unico brano inedito di tutto Assolo. “Non è vero” dice Baglioni “Per me sono tre dischi di canzoni nuove”. – di LAURA PUTTI