Adrenalina da concerto

By SMNews

Claudio Baglioni domenica alle 21 torna al Palasport

L’intervista
«Il concerto si è arricchito e ha acquistato maggior dinamica, ma non voglio dire di più per non rovinare la sorpresa»


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Tutti là per il gran finale. Claudio Baglioni torna in concerto al Palasport a lato dello stadio Bentegodi domenica alle 21. Sarà una delle date conclusive della nuova parte del tour antologico «Tutti qui», ribattezzata «Gran finale» dopo il successo delle precedenti esibizioni. Il cantautore romano ritorna, dunque, in città dopo i due concerti del dicembre scorso e promette sorprese.
«Il concerto si è arricchito e ha acquistato maggior dinamica», ci racconta. «Questo “Gran finale” è un ritorno nelle città principali dello scorso tour. Certo, ci saranno diverse novità (prime indiscrezioni: suonerà in mezzo al pubblico, ndr) ma non voglio dire di più per non rovinare la sorpresa».
Il Tour “Tutti qui” registrerà le 70 date complessive. Che Italia ha incontrato, dal palco?
«È un osservatorio molto piccolo ed è difficile fare un’indagine ma posso dire che è palpabile la voglia di partecipare della gente. Conta anche l’impostazione che abbiamo dato allo show: il palco al centro, una scena allargata, senza separazione tra noi e la gente, senza steccati né transenne. Si avverte la comunione tra noi e il pubblico. E non solo. A fronte delle molte piazze virtuali e dei tanti modi di comunicare attraverso la tecnologia, forse resiste ancora il ritrovarsi di persone, gli uni vicini agli altri, con tutte le sensazione che ne derivano. E questo rende occasioni come i concerti ancora più preziose».
Che sensazioni si provano, al centro del Palasport?
«Sembra di essere posseduti dal pubblico. La posizione centrale è quella per cui questi spazi sono stati costruiti (pensate a dov’è il playground del basket, ndr). È tecnicamente complicato perché questi spazi non sono quasi mai costruiti con sonorizzazione adeguata ma per il pubblico è la cosa migliore. Con il palcoscenico al centro e le casse sui lati si sente in maniera capillare. Insomma, i primi, sotto il palco, non sono tramortiti dal volume e quelli in fondo sentono bene anche loro».
Il concerto è diviso in 4, come i 4 elementi ma l’acqua è preponderante.
«È l’elemento musicale per eccellenza. La musica è simile all’acqua: si muove nella stessa maniera, è fluidificante ed è l’elemento che conserva di più la memoria. Nell’insieme, la percezione del concerto è più acquatica, lo so. Ma alla fine, ai 4 elementi ne aggiungiamo un altro, l’uomo».
Lo show dura tre ore ed è sempre preceduto dalle prove. Ci vuole un bel fisico a stare in scena tutto ’sto tempo…
«Nei giorni liberi mi alleno in palestra. E poi ho sempre avuto una grande passione per il mare e per il nuoto. Sono un nuotatore da grandi distanze e questa capacità di recupero me la ritrovo a fine concerto. Tre ore di spettacolo sono tante. Dall’inizio del tour ho perso 4-5 chili; ho dovuto perfino cambiare qualcosa nel guardaroba. Ma va benissimo così: mi diverto, faccio un mestiere che mi piace e, in più, resto in forma. Comunque l’allenamento è fondamentale, altrimenti non riuscirei a mantenere il ritmo per tre ore. Il resto lo fa l’adrenalina».
Una specie di doping naturale…
«Sì, è meravigliosa. A volte si arriva stanchi a inizio concerto ma basta partire ed entra in circolo l’adrenalina. È una “sostanza” senza effetti collaterali. Certo, quando se ne tira fuori tanta, non riesco a dormire prima delle 5-6 del mattino. Ma è bello anche questo: mi piace sentire la fatica e trovo che sia emozionante anche cantare magari non in forma perfetta. Una sera, a Pavia, avevo un po’ di febbre ma ho voluto lo stesso salire sul palco. È stato faticoso finire il concerto, ma ce l’ho fatta, senza tagliare nulla. E mi è piaciuto».
Il suo guardaroba comprende solo abiti minimali, bianchi o neri.
«Sono come i vigili urbani: bianco d’estate e nero d’inverno; qualche volta il blu. È che l’abito di scena diventa per me una specie di divisa o di corazza, un modo per essere disciplinato e sapere che ogni giorno si va in scena. Anche nella vita privata non indosso abiti con scritte, disegni o altri ornamenti. Mi piacciono le cose lineari».
Anche il concerto è lineare, senza fronzoli.
«In passato mettevo insieme cose ridondanti. Nel 2003, per il tour negli stadi, eravamo in 300 sul palco. Ma “Tutti qui” è uno spettacolo nudo dove il palco è un magazzino di strumenti e ricordi. Gli altri musicisti ed io li andiamo a risvegliare. E a parlare è solo la musica».
Giulio Brusati

 

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