Le prime impressioni a caldo sul Raduno

Ciao ragazzi, torno adesso dal raduno e dal solito pieno di emozioni che esso porta con sé.
La scelta della location è stata perfetta, la sala della Fiera di Roma ha perfettamente contenuto tutti ed ha consentito a tutti una visione perfetta grazie al palco a X, lasciando ampi spazi per quegli incontri “a margine” dello spettacolo di Claudio che sono, almeno per quello che mi riguarda, uno 
dei condimenti più attesi di queste giornate.
Il palco a X finiva con il dividere il pubblico in quattro spicchi, che sono stati denominati 70, 80, 90 e 00. Avevo pensato che fosse una diavoleria escogitata da Clab per dividere le clabber in base alla misura del seno :-) invece si trattava dei quattro decenni in cui si è sviluppata la vita artistica di Claudio. Credo (non ne sono certo perché non frequento le zone calde battute dalle primafiliste) che la struttura del palco e dell’ambiente abbiano evitato situazioni di pericolo o di esagitazione. Anche un comportamento di Claudio che definirei “rassicurante e antidivistico” ha fatto scivolare il tutto in 
modo educato e regolare.
Claudio si è presentato dalla ringhiera della tribuna alta per cantare Buon Viaggio della Vita e per leggere con Coccia il bilancio (mi scappa la citazione: “cento conti da passare / per far suonare la ringhiera”…). Poi è sceso e il raduno ha avuto inizio.
Claudio ha imbracciato la chitarra, alternandola con alcuni passaggi al pianoforte elettronico. Sul palco, per le quattro ore dello show, non si è visto altro. Nè altre persone, né altri strumenti.
Con questa scelta minimalista Claudio non poteva far altro che saccheggiare il repertorio più antico, quello che più si presta ad arrangiamenti senza orchestra. Dopo venti minuti avevo ormai capito che avremmo assistito ad un raduno del tredicesimo anno… Avanti Cristo! Più che un raduno, specialmente all’inizio, sembrava un’appollaiata di gabbiani e passerotti.
Francamente mi sono annoiato, non è la mia idea di spettacolo nè la mia idea di scaletta, nonostante Claudio fosse in forma vocale ottima. La scaletta è sembrata letteralmente sorteggiata con un bussolotto di numeri della tombola. Canzoni random, in ordine sparso, con accostamenti stridenti 
di pezzi movimentati (che senza orchestra risultavano comunque fragili e scarabocchiati) e di improvvisi momenti riflessivi.
L’ambiente molto dispersivo, peraltro, non favoriva ascolti attenti. Sembrava di stare in un hangar o alla Stazione Termini. Molta gente passeggiava negli spazi liberi; il bar (che Claudio poteva vedere dal palco) era sempre pieno di quell’umanità che si incrocia e si abbraccia, ripensando agli anni di un cammino esaltante che comincia ad essere davvero lungo e pieno di snodi indimenticabili e di affetti importanti: forse era in quegli spazi, ancor più che nel palco centrale, la vera anima del raduno.
Il tutto mentre la macchinetta-Claudio sputava fuori il suo programma sequenziale, farcito di poche parole, quasi tutte di circostanza (di solito ai raduni rido spesso: qua l’ho fatto solo una volta, quando, dopo un arpeggio iniziale ha chiesto: l’avete riconosciuta? Nessuno la sa… Nemmeno 
io…) La “caramella” è stata un’imponente, struggente, straziante, devastante esecuzione di Patapan. Se per tutto quanto ho detto prima so che ci sono pareri contrastanti (molte persone sono state entusiaste di questa idea di raduno), penso che quell’interminabile standing ovation che i clabber hanno dedicato a quella meraviglia sia una prova che essa è stata unanimemente considerata il “gol” più riuscito. Per un prodigio del genere sarei partito da casa in bicicletta. Penso che il raduno sia mancato in originalità: Claudio ha ormai sposato la causa degli raduni antologici che ripercorrono il suo viaggio. Io penso che un artista come lui - che considero fra le persone più intelligenti e fantasiose del mondo - potrebbe sceglierne altri, che so? se non si vogliono scomodare temi imponenti come l’immigrazione o la pace, potremmo rimanere sulla natura, sulle olimpiadi, sul cioccolato, sul mare, sulla storia della musica… insomma, un qualche filo conduttore che sappia infilare tutte le perle in un’ideale collana… Anche gli ospiti (con moderazione!) avrebbero avuto un ruolo prezioso, per non parlare di supporti musicali, almeno su qualche brano (Claudio ha usato le basi solo per Buon Viaggio della Vita, con un evidente effetto positivo di adrenalina su tutto il pubblico).Vorrei infine salutare e risalutare tutti. C’è sempre troppo poco tempo per farlo e si deve sempre andare di fretta verso una casa lontana, che sulla cartina è un puntolino bianco e niente più. Ma io potrei dormire lì. Ai raduni è così.

El Viajero

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