Per chi non c’era……..

Grazie a Leonardo per averci dato il permesso di pubblicazioneDiretto e incisivo, potente, aperto e senza pudori… assolutamente claudio-centrico.Mi vengono in mente questi tra i primi aggettivi per descrivere il raduno di ieri.
Per chi non c’era, immaginatevi lo spazio grande di un capannone, piatto come una grande pista di ghiaccio, e un palco di quattro lunghe passerrelle che formano una croce. I panchetti, le chitarre e i piani elettrici sono disseminati sulle passerelle. Se ancora vi chiedete cos’è un “memorabilia”, immaginate, ai bordi della sala, gli strumenti che furono di quella musica, in corrispondenza di ciascuna delle passerelle: le chitarre e le pianole degli anni ‘70 e ‘80, il tamburello tre colori degli anni ‘90, i violini elettrici e i piatti degli anni ‘00. Immaginate l’aria così densa dell’attesa… sotto i palchi braccia in attesa di afferrare un ingresso e, invece, l’inizio è dal balcone più alto dell’ingresso della sala. Immaginate che effetto può fare cominciare con Il Sogno è sempre, mentre un incendio di cuori rossi sventola lì sotto… E immaginate pure gli applausi quando Coccia annuncia che nel 2006 Clab ha guadagnato 23 mila euro e nel 2007 65 mila (è stato approvato anch
e il bilancio 2007 sì… e chiss
à come mai!).
Immaginate che, dal momento in cui scende dalla scala e sale sul palco a croce, c’è lui e lui soltanto. Inizio chiaccheroso e con pezzi accennati qua e là, poi si dà il via ai brani completi. C’è la voglia evidente di stare rilassato, di divertirsi e divertire andando a cercare anche i vestiti più impolverati nel magazzino della memoria… Certo, come cantano gli Elii l’”effetto memoria” può fare brutti scherzi: inserire spazi bianchi nel fluire dello spettacolo, dimenticare l’accordo quando si ricorda il testo o viceversa, non trovare la selezione giusta sulla tastiera… ma, in mezzo a questo, vengono fuori cose davvero belle. Immaginate i virtuosismi di Il sole e La Luna e Nel Sole Nel Sale Nel Sud, o le spedizioni archeologiche dentro Lacrime di Marzo, Ad Agordo è così, 70, 80, 90, 100… Quante altre volte era capitato di ascoltare Il lago di Misurina e Io ti prendo come mia sposa? Immaginate di ondeggiare anche voi con i vari ritmi che, noi e lui, riusciamo a creare: i
momenti per abbracciarsi e quell
i per saltare in piedi sulle sedie, gli istanti quasi da teatro dove con calma si ascolta l’esecuzione, i cori, fatti anche per ricordargli il testo, e gli istanti in cui non riesci a cantare perché hai il groppo in gola.
Si resta incantati di fronte a una voce che, per quasi quattro ore, si alimenta soltanto di un paio di bicchieri
d’acqua e sembra migliorare a ogni pezzo… e ci si sente privilegiati quanto quella voce ci fa sentire Pace, proprio quella, proprio quel finale col solo piano che riesce a portarti in un altro pianeta.
Immaginate poco parlato, solo per introdurre qualche pezzo e mettere là qualche battutina… rivelazioni di curiosità, come il fatto che per qualche tempo c’è chi ha pensato che l’”amico dalle orecchie a punta” fosse Pasquale Minieri, e che Cincinnato è fatta pensando al padre che voleva lasciare la sua campagna. Ed è questo punto che Claudio si sente nell’ambiente giusto per cantare Patapàn: e così, non sarà facile dimenticarsi il moto di affetto che a tutti ci prende, nel vedere la sua grande commozione, nel capire che ci ha fatto parte di un momento davvero intimo. Applausi in piedi che non finiscono più, e che in tutti i sensi confondono noi e lui.

Quello che Claudio confessa verso la fine, “non so più cosa suonare”, non è una sensazione solo sua… ed è bello che l’atmosfera si stravacchi un attimo. A me ha dato l’idea come di una festa dove uno passeggia rilassato qua e là, saluta i conoscenti, va a chiaccherare con gli amici e si riguarda le foto che ha fatto, mentre in sottofondo il pianista va avanti con Il mattino si è svegliato e Buona fortuna. Ci sono dieci minuti di omaggio a Quelli degli Altri (”le sapete queste? dai sì, qualcosina lo sapete….”), c’è l’immancabile salta sulla vita e c’è il privilegio di Avrai, cantata da noi mentre Claudio suona e fa la voce di accompagnamento.

Immaginate un finale a luci spalancate, noi saremo insieme sempre tutti qui: e ancora una volta, ognuno di noi ripete la magia di creare un abbraccio grande quanto l’anima di migliaia di anime. Immaginate mettere a posto la chitarra e, senza più musica, salutare ogni braccio alzato sulla base di Buon Viaggio della Vita.

Immaginate che, alla fine, vi togliete dal collo quel cartoncino plastificato con la foto di un cantante: lo girate, e vi accorgete che dietro c’è molto di più del vostro nome. Ci sono i nomi e le avventure di ognuno, che per un giorno si mescolano insieme: ancora una volta, è stato riconoscerci gli occhi e condividere pezzetti di emozione, mescolare sotto lo stesso palco storie grandi e piccole. Fra le tante, vi faccio un OT dicendo che c’è la mia: che, fra nemmeno 48 ore, mollo tutto e vado a cambiare vita: in Belgio a lavorare, per almeno due anni. “Fermo sull’abisso, tra il rischio e la paura”, per me l’ha cantato per quello… ed è bello sapere che, per qualcun’altro, sarà stato qualcosa di ugualmente importante.

Leonardo

 

 

 

 

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