Raduno: Maria Carmela e il suo Raduno

Grazie a Maria Carmela della ML Sogni di poetiIl mio raduno è stato qualcosa di veramente fuori dell’ordinario.
Partenza ore 7.00, con autobus sapientemente organizzato, da Perugia, breve sosta per un rifocillamento, arrivo ore 10.00 circa presso la Fiera di Roma.
Durante il percorso in autobus molti dei miei compagni d’avventure si sono lasciati andare tra le braccia di Morfeo … altri effettuavano un breve ripasso delle canzoni … altri non stavano nella pelle.
Io non stavo nella pelle, non stavo dentro i vestiti, forse un po’ troppo leggeri, non lo so.
Non stavo dentro nulla: stavo solo dietro ai miei pensieri. Ogni tanto controllavo l’orologio (il cambio dell’ora legale non ha aiutato il mio cambiamento fisiologico)…
Mi sembrava che il tempo non passasse mai, con gli occhi lucidi, emozionata e pronta ad una giornata indimenticabile.
Telefono a Valerio, per svegliarlo, comunico via sms con molte delle mie amiche …
… finalmente la Fiera di Roma è in vista: sto al telefono con Valerio e lo vedo: occhiali scuri, pantaloni chiari.
Ci incontriamo, negli occhi il desiderio di ascoltare e vedere uno spettacolo su cui per tanto tempo abbiamo fantasticato.
Ritroviamo altre persone, giochiamo uno scherzo telefonico a Enrico che non è ancora arrivato … distribuiamo Fanzine insieme con Enrico e Gianluca … conosco Gianna …
… si aprono i cancelli, il controllo dei documenti e via …
“Valerio tienimi il posto, tu che hai le gambe lunghe, arriverai sicuramente prima di me”.
Ci ritroviamo dentro: rivedo 10, 100, 1000 persone che conosco, che ho conosciuto nel corso degli anni, sembra che il tempo fra di noi non è mai trascorso.
E’ un via vai di visi e voci, di abbracci, di tutto!
Con Valerio superiamo alcune avventure (la foto e l’autografo con Gianolio, le magliette troppo strette – o troppo larghe – improvvisiamo uno streap-tease?).
Ma non cancelliamo dalla nostra mente il motivo per cui siamo là: assistere ad uno spettacolo con i fiocchi.
Le ore 14.10 ed ecco che Claudio arriva vestito di bianco (lo hanno fatto vestire così – dice lui), poi scende attraverso le scale mobili e lo vedo così reale e vulnerabile, come quando io vado al centro e salgo sulle scale mobili piena di buste e pacchi regalo.
Inizia lo spettacolo ed è un evento difficile da descrivere: non trovo un aggettivo possibile: è solo un uomo, un artista, che è riuscito a farsi amare sempre di più con la sua aria tra il sogno e la realtà.
Con quella scaletta che andava un po’ avanti un po’ indietro.
Con quella sua aria trasognata.
Con quella sua voce inconfondibile.
Con quel suo bisogno di contatto con il suo pubblico.
Ha fatto tutto da solo, canzoni e musica, come si compete ad un grande cantattore. Si cantattore e non ho sbagliato a scrivere.
Cosa mi è piaciuto?
Tutto onestamente: non c’era niente che mi aspettassi in particolare e lui ha realizzato pienamente il mio desiderio di ascoltarlo ancora una volta dal vivo.
Di ascoltare quelle “dolci leccornie” che non canta più dal vivo, o che non ho mai ascoltato io dal vivo.
Sicuramente Patapan mi ha colpito emozionandomi. La pelle d’oca è stata protagonista di quel momento riportandomi indietro nel tempo … ma questa è un’altra storia!
Non ho osato guardare l’orologio per tutto il tempo che sono stata dentro quel grande salone con il palco a forma di x per paura di scoprire che stava per finire: quando ho osato sbirciare l’ora erano le 18.00 e … non era possibile: quel grand’uomo si è fatto letteralmente in quattro (tanti sono i bracci della X) per noi.
Adoro quell’uomo, quell’uomo che è ancora in grado di farmi emozionare e di riportarmi indietro nel tempo.
Quell’uomo che quasi non mi fa passare il tempo e mi riporta ad essere sempre una ragazzina, qualche volta adolescente, con le gioie e i dolori di ogni giorno.
Grazie Claudio.
Grazie per quello che hai saputo con saggezza offrirci in quelle quattro ore della tua esistenza…A presto!
Bacio.

Se volete, potete trovare altro sul mio blog :

 

 

 

 

http://serenatainsolxte.spaces.live.com/

Lascia una Risposta