Panariello: uno, nessuno e dodicimila

By Staff SMNews

L’EVENTO. TUTTA ESAURITA L’ARENA DI VERONA PER L’AVVIO DEL TOUR NAZIONALE DEL COMICO TOSCANO CHE HA PROPOSTO I SUOI PERSONAGGI PIÙ FAMOSI

Rivivono sul palco Merigo, Zero e l’Uomo Vogue. «I vecchi» e «Strada facendo» gran finale con Baglioni

La grandezza di Panariello è misurabile con la risata collettiva, senza freno, di 12mila persone. Alla “prima” del suo Del mio meglio live, lo show di ieri sera in Arena, il comico toscano ha fatto registrare numeri da record con uno spettacolo di comicità diretta, a tratti teatrale, a tratti televisiva. Se qualcuno aveva delle perplessità sul tipo di spettacolo, le due parti iniziali di pubblicità (una sfilata di moda; lo spot di un videogame) non hanno lasciato dubbi. Che poi Giorgio, nel suo show, prenda di mira la moda (ma di case diverse), è un’altra storia.
Così può cominciare la sua presa in giro delle consuetudini degli italiani con il personaggio dell’Uomo Vogue. L’idea iniziale è ottima (Giorgio con una pelliccia maculata bluette e un kilt addosso fa ridere di per sé) ma non viene sfruttata fino in fondo. Sembra che, trovato il percorso (la battuta) più breve per far ridere, il comico fiorentino la imbocchi senza cercare altrove, magari con più cinismo.
Non c’è spazio per l’attualità, e questo c’era da aspettarselo. La (temuta?) battuta sul sindaco di Verona, si trasforma in un possibile suggerimento per un nuovo divieto da applicare in città: quello che proibisce il fumo post coitum.
La parte più fiacca dello show è quella del sommelier, e non è “colpa” né dell’attore Andrea Buscemi né del testo: è solo che risulta difficile per Giorgio tenere il palco insieme a qualcun altro che non sia il suo pianista, Dino Mancino (o Claudio Baglioni nel finale – ma qui siamo nell’ambito della musica).
Anche Merigo, l’ubriacone in bicicletta, risulta un po’ appannato, con battute un po’ buttate lì («C’ho la bici che m’assomiglia: ha i raggi U.v.a.»).
Panariello si scalda davvero con il doppio monologo con cui prende per i fondelli i malcostumi di uomini e donne (senza esagerare, però) e diventa esilarante quando descrive il cliente-tipo di un negozio di biancheria intima femminile. A suo modo è “profondo” quando approccia la questione dell’adulterio. A una battuta sulle amanti e sugli amanti segue un silenzio irreale, quasi che i 12mila dell’Arena si fossero fermati a riflettere sui loro tradimenti, sulla mancanza di fiducia nel partner o sulla gelosia che li attanaglia.
Quel silenzio fa scattare una risata isterica in Panariello e forse lo indurrà a qualche altro ragionamento, oggi o domani (il pubblico, insomma, era anche pronto a ridere e riflettere allo stesso tempo). E su questo binario doppio scivola la seconda parte, con le riflessioni sull’incapacità di comunicare delle nuove generazioni, con la recitazione di un sonetto di Shakespeare. Prima del gran finale, intorno a mezzanotte, con le riflessioni sugli anziani, I vecchi di Baglioni e il canto collettivo di Strada facendo. G.BR.

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