Cala la vendita di cd, la musica on-line non dà ancora i risultati sperati e le case discografiche pensano a come diversificare i propri introiti. La risposta l’hanno trovata focalizzando l’attenzione verso il merchandising, la musica dal vivo, l’organizzazione di manifestazioni e le sponsorizzazioni.Un quarto dei ricavi per Universal.
Punta decisa sul merchandising Universal Music. Di recente la società ha assorbito la Bravado (gruppo Sanctuary), che gestisce i diritti di immagine di artisti come Iron Maiden, Led Zeppelin, Genesis, Stayer e Beyoncé e che distribuisce magliette e prodotti ufficiali prodotti in ben 77 paesi. E la filiale italiana stima che nel 2012 da questo settore deriverà il 25% del proprio fatturato.«Il mercato italiano si presta al mondo del merchandising molto di più di altri paesi», afferma il direttore finanziario dell’etichetta discografica, Corrado Filpa, «e riteniamo che il futuro sia proprio nel merchandising, che intendiamo fatto di prodotti di alta qualità, dalle magliette ai calendari». Una prima esperienza era stata quella con i Tokyo Hotel: «Senza alcuna attività di marketing particolare abbiamo distribuito e venduto nei negozi oltre 10 mila capi con il loro marchio. Quello che ora stiamo iniziando a fare è la commercializzazione dei prodotti Bravado sia nei nostri punti vendita abituali (megastore e negozi di dischi) sia allargando la rete al retail dell’abbigliamento e del fashion. Stiamo approntando la rete commerciale proprio per aggredire quest’altro mercato», conclude il manager.Marchi da sfruttare. Filpa però non vuole limitarsi ai soli artisti, ma sfruttare anche i marchi storici della Universal, come le etichette Verve, Island e Deutsche Grammophon. «Credo molto al merchandising delle etichette», prosegue il direttore finanziario della società, «pensiamo alla birra Carlsberg (Copenhagen: CARLB.CO – notizie) , che ha anche una linea di merchandising importante. Allo stesso modo ritengo che ci possa essere una serie di prodotti interessanti per il mercato italiano, che però i nostri colleghi dell’internazionale giudicano poco interessanti da sviluppare. Penso a penne stilografiche con il marchio della casa discografica di musica classica Deutsche Grammophon, che vedo molto bene in mano ad avvocati e notai, oppure magliette con il marchio Island e Verve. Ma anche altri capi di abbigliamento e scarpe».Anche nel caso di Universal tutti i nuovi contratti agli artisti prevedono la gestione da parte della casa discografica dei diritti di merchandising.«Oggi il mondo vuole che si vada verso una commercializzazione di queste cose», spiega Filpa. Anche se «non è detto poi che quelli che vendono più dischi siano quelli che vendono più in merchandising. La ratio è che tutti cercheremo di inserirci in questo settore con idee creative nuove e personalizzate. Noi ci stiamo attivando con la creazione di una divisione dedicata. Un’attività, questa, che non deve essere vista solo come fonte di reddito, ma anche come un differente veicolo promozionale, di marketing e supporto al prodotto fisico. Può darsi che per alcuni artisti il merchandising trainerà le vendite dei dischi. L’importante è puntare sempre sulla qualità», conclude il direttore.Un successo la T-shirt di Ligabue. Warner Music già da un anno, attraverso la propria divisione commerciale, si sta occupando della distribuzione di magliette di alcuni loro artisti. «Abbiamo iniziato con Ligabue», spiega il presidente di Warner Music Italia, Massimo Giuliano. «In accordo con il suo management ci siamo occupati di distribuire nei vari punti vendita la maglietta ispirata alla raccolta Ligabue – Primo tempo. Il management del cantante invece continua a gestire in proprio le vendite nei luoghi dei concerti. Il risultato è stato eclatante, tanto che lo scorso Natale siamo arrivati a 30 mila pezzi venduti. Di recente abbiamo replicato con la T-shirt di Ligabue – Secondo tempo, che ha già superato i 20 mila pezzi». E in questi giorni è stata lanciata quella di Marco Carta, «per la quale abbiamo ricevuto tante richieste».Dal vivo, anche con Panariello. Ma Warner ha deciso di andare anche oltre. Così la sezione italiana della major ha scelto di investire nella musica dal vivo, associandosi alla Friends & Partners (PGHN.SW – notizie) di Ferdinando Salzano. «Anche noi in questo momento stiamo soffrendo le vendite del supporto tradizionale», prosegue Giuliano. «La musica digitale sta crescendo, ma non nei numeri e nei termini che ci si aspettava. Da qui la necessità di modificare il business. Il live è diventato parte integrante di ogni progetto».Così, quando si è prospettata l’opportunità, l’azienda ha deciso di lavorare con Ferdinando Salzano, che aveva in scadenza quest’anno un contratto con Live Nation (NYSE: LYV – notizie) (società spin off del gruppo Clear Channel).Warner Music ha infatti acquisito il 60% di F&P Group, mentre il restante 40% resta a Salzano, che mantiene il ruolo di amministratore delegato della società, operativa già dallo scorso luglio.Oltre a portare in dote artisti come Ligabue, Zucchero, Biagio Antonacci e Claudio Baglioni, F&P si occupa anche di settori che vanno dal management alle sponsorizzazioni, fino alle produzioni televisive (come il Wind Music Awards). Superando anche i confini della musica, tanto che sono già entrati nel cast comici come Giorgio Panariello e Corrado Guzzanti. «Abbiamo fatto un accordo», conclude il presidente di Warner Italia, «che va al di là degli artisti. È chiaro che tutti quelli che firmeranno con Warner (NYSE: TWX – notizie) avranno un contratto a 360° che prevede la gestione di tutto».F&P Group, quattro anni fa, prima dell’accordo con Live Nation, registrava un fatturato di 13 milioni di euro, salito negli anni fino ai 43 milioni dello scorso dicembre. «I nostri artisti», afferma Ferdinando Salzano di F&P, «restano tutti in azienda. Con loro c’è un rapporto fiduciario. Credo che in questo momento l’entertainment sia fatto di grandi artisti, musicisti e non, che devono essere in grado di riempire teatri, palasport e stadi. Per questo abbiamo chiesto a Panariello di iniziare a lavorare con noi, con lo spettacolo fatto all’Arena (Milano: ARE.MI – notizie) di Verona».Quanto alle produzioni televisive, musicali Salzano è convinto che ci sia molto da fare su questo fronte. «Sono dispiaciuto», spiega, «che quest’anno il Festivalbar non si sia fatto. E spero che ritorni perché è un marchio importante, che fa parte della nostra storia. Per quanto riguarda il nostro Wind Music Awards, invece, la seconda edizione è stata ampiamente vinta, in quanto abbiamo prodotto ben due puntate, come richiesto dalla rete. Credo che in tv ci sia bisogno di spazi autorevoli, dove la musica non venga usata per altri fini».
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