Quelli che hanno cantato per una sola estate

By Staff SMNews

SAGGISTICA. I «DESAPARECIDOS» DELLA MUSICA LEGGERA: UN LIBRO DELL’AUTORE TELEVISIVO ALBERTO TONTI

Dai Delirium a Stefano Rosso a Gianni Nazzaro: storie di tanti successi brevi prima dell’anonimato

L’autore analizza le ragioni di un exploit di poche settimane. Molti avrebbero meritato di più
Il caso «simbolo» di Gilda Giuliani. Corista di Claudio Baglioni, nella top ten del 1973 con «Serena»

Giulio Brusati

I Computers e i Delirium. Renato dei Profeti e gli Aguaviva. Gilda Giuliani, Mita Medici, Elisabetta Viviani e Lei Patrizia (o Patrizia Lei?). Sergio Menegale, Stefano Rosso, Andrea e Nicole. La Strana Società, Il Giardino dei Semplici, gli Homo Sapiens, gli Albatros e le Figlie del Vento. Alzi la mano chi saprebbe canticchiare un solo motivo di uno di questi idoli pop anni ‘70. Sono quelli che «ballarono una sola estate», vendettero centinaia di migliaia di 45 giri e poi sparirono. Alcuni hanno continuato a incidere musica e li potete incocciare ancora oggi in qualche festa di paese o in una trasmissione nostalgica in tv; altri sono svaniti.
A 100 di queste meteore del pop italiano anni ‘70 il critico e autore televisivo Alberto Tonti dedica il saggio (con cd allegato) «Ballarono una sola estate» (Rizzoli editore). Si tratta del volume che segue, cronologicamente, «70 meteore degli anni Sessanta», pubblicato sempre da Rizzoli nel 2007, con prefazione di Gianni Mura. Per gli anni ‘70 la nota introduttiva è di Lella Costa che si sbilancia così tanto da arrivare a dire che l’opera di Tonti riesce «a rendere, più e meglio di tanti saggi e testimonianze “alte”, il senso di un’epoca». In realtà «Ballarono… – Anni Settanta» è un volo leggero su un’epoca pesante, dove il pop, opposto al rock e alla canzone d’autore, divenne il valium sonoro per molti. Siamo distanti dagli Stati Uniti, se pensate che mentre da noi arrivava in finale a Sanremo ‘70 «Tipitipiti» di Orietta Berti e Mario Tessuto, il soul/pop degli afroamericani cambiava faccia con «What’s going on» di Marvin Gaye. «Le canzonette», annota Tonti, «proseguono sulla loro strada, in un mondo parallelo e impalpabile, un mondo che oggi verrebbe posizionato tre metri sopra il cielo, dove la leggerezza e il disimpegno totale galleggiano». Negli anni ‘70 prosegue anche il becero riversamento nell’idioma italico di brani rock anglo-americani. Così «Space oddity» di David Bowie diventa «Ragazzo solo ragazza sola» dei Computers che, come Renato dei Profeti e la sua «Lady Barbara» (1970) provengono dal sottobosco pop romano. Renato resta in classifica più a lungo dei Computers e interpreta il «musicarello» tratto dal suo singolo, fino a sparire progressivamente come interprete per diventare produttore. Del ‘71 Tonti ricorda gli spagnoli Aguaviva («Tredici, storia d’oggi» con Al Bano – ma non è la storia di una vincita al Totocalcio) e il milanese Sergio Menegale («Il sorriso, il paradiso»), altra «meteora» che trova la sua dimensione come autore negli anni a venire. Nella calma piatta dei Sanremo anni ‘70 arriva Donatello (all’anagrafe Giuliano Illiani) con «Io mi fermo qui» (1970) che però ottiene più successo nella versione dei Dik Dik. Ma dopo gli hit «Malattia d’amore» (’71) e «Ti voglio» (’72), scompare, e il motivo è da ricercare nella sua natura di «ribelle che non concede nulla al pubblico». Sono delle «meteore» anche i Delirium («Jesahel», ‘72), seppure trampolino di lancio per Ivano Fossati. E brilla una sola estate, quella del ‘72, anche Gianni Nazzaro con «Quanto è bella lei». Sul fronte dei brani strumentali («sottocorrente» del decennio, con affioramenti dei Goblin di «Profondo rosso», del tema del «Padrino» composto da Nino Rota e di «Djamballà» di Augusto Martelli per il film «Il dio serpente»), c’è la terribile «Popcorn» de La Strana Società, un vero e proprio tormentone elettronico.
Tra le divette dell’epoca c’è la «meteora sanremese» Gilda Giuliani con «Serena» (11 settimane in classifica nel ‘73), poi apprezzata di più all’estero che in patria. Dalla pista del Piper, sale in classifica Mita Medici, attrice, soubrette e cantante con «A ruota libera», sigla di Canzonissima ‘73. Un vero e proprio caso è Lei Patrizia che di cognome fa Fanfani, nipote di Amintore: una sedicenne glam-rock che nel ‘74 pubblica «Telatiridagranduro». Ma il caso davvero politico è quello di Stefano Rosso, passato alla storia della musica leggera italiana per una strofa di «Una storia disonesta» (’76): «Che bello, due amici una chitarra e uno spinello». È il primo ad avere il coraggio di parlare di droghe in una canzone. «Avrebbe potuto essere uno dei più grandi; invece è scivolato via, lasciando una scia luminosa ma niente di più». «Ballarono una sola estate – Anni Settanta» è un saggio agile, divertente e (quasi) perfetto. Tonti cade infatti sul rock internazionale, definendo «God save the Queen» dei Sex Pistols «una dissacrante versione dell’inno nazionale» inglese che ottenne (secondo lui) «un certo successo». Arrivò invece al 2° posto in Inghilterra ed ebbe un’eco enorme.

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