Questo piccolo nuovo amore – Baglioni: “Mi smitizzo così”

By Roberta

I MAGNIFICI ANNI SETTTANTA

Al via il progetto (kolossal) della reinterpretazione di «Qpga» 2008. Il doppio tour è partito da Milano. Poi un doppio cd, un libro e un film sceneggiato da Cotroneo

4226-baglioni20claudioMILANO — «ERANO giovani. Non merito loro, certo. Capita a tutti prima o poi». Il viaggio di Claudio Baglioni negli anni Settanta di Andrea e Giulia, protagonisti di Questo piccolo grande amore che si prepara a fare il salto dal juke-box dei ricordi al grande schermo di oggi, comincia tra le pagine del volume che il cantore della maglietta fina ha dedicato al suo brano più popolare e amato. L’11 febbraio, infatti, uscirà nelle sale il film sceneggiato da Ivan Cotroneo e diretto da Riccardo Donna dedicato ai baci a labbra salate della coppia in cui s’è identificata un’intera generazione; agli inizi di marzo seguirà il libro firmato dallo stesso Baglioni e per Pasqua un doppio cd impreziosito dai camei di una quarantina di amici del mondo dello spettacolo.

PRIMA però c’è lo spettacolo portato al debutto da Baglioni ieri sera all’Allianz Teatro di Milano, dove si fermerà fino al 22 novembre per dieci repliche all’insegna del tutto esaurito, dopodiché il cammino proseguirà alla volta del Gran Teatro di Roma, dov’è in replica dal 26 novembre al 6 dicembre, e del Palapartenope di Napoli, dall’8 al 12 dicembre. Baglioni si presenta in scena in frac, senza papillon; i testi fra una canzone e l’altra sono recitati dalla sua voce fuoricampo. «A fine primavera proseguiremo il tour nel resto d’Italia per proporre l’opera in versione integrale con l’ausilio di una vera e propria orchestra» spiega il cantautore romano che in questo Qpga – A prima vista è accompagnato da una band di cinque elementi alle dipendenze del chitarraista Paolo Gianolio.

L’IDEA di declinare Questo piccolo grande amore in quattro modi differenti utilizzando quattro linguaggi diversi è costata a Baglioni quasi un anno di lavoro che sul palco dell’Allianz, dominato da una semplice cascata di frange bianche su cui prendono vita giochi di luce e spezzoni “trattati” del film, si riduce a una novantina di minuti, cui segue un’altra ora abbondante di super classici come Mille giorni di te e di me, Strada facendo o La vita è adesso. Tutto senza intervallo.

DIETRO all’acronimo “Qpga”, il divo Claudio cela «l’ultima favola d’amore che ci si concede prima di affrontare la vita». La storia comincia in Piazza del Popolo, a Roma, tra i cori dei manifestanti e i lacrimogeni della Celere mentre scorrono le note di In viaggio, uno dei due brani che nel ’72 vennero tagliati dal repertorio finale del disco (l’altro è Quanta strada da fare). «Fu il direttore generale della Rca del tempo, Ennio Melis, a chiedermi di metterla da parte, per differenziarmi dagli altri colleghi che puntavano tutte le loro carte sull’impegno e dare spazio alla mia ispirazione romantica». E’ la prima volta che Baglioni scrive per il cinema dai tempi della colonna sonora di Fratello sole sorella luna di Zeffirelli. Una vita fa.
«Questo piccolo grande amore nasceva già di suo come un quasi-musical, come un album concept, con una sua idea e una sua storia sviluppata attraverso le canzoni. Alle quindici dell’album ho aggiunto le due escluse originariamente, quattro inediti e alcuni strumentali per un totale di circa due ore di musica. Dodici i testi che ho rifatto o scritto ex novo. Erano quattro o cinque anni che pensavo di reincidere Questo piccolo grande amore, di rifarlo così come mi sarebbe venuto oggi. Anche a costo di sfidare la versione cristallizzata nella testa della gente» ammette Baglioni. «D’altronde pure De André o De Gregori hanno rivisitato La canzone di Marinella e La donna cannone. Per un musicista brutalizzare la sua canzone più famosa è un po’ come smitizzarsi, disegnare i baffi sul manifesto che ha attaccato fuori dal camerino».

di Andrea Spinelli

Fonte

Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Lascia un commento