Mi chiamo Baglioni ma non so cantare

By SMNews

Fonte: “Panorama N°23 del 4 Giugno 2009″

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Giovanni BaglioniMi chiamo Baglioni ma non so cantare

Figli d’arte Giovanni è un virtuoso della chitarra che, quando suona, fa il tutto esaurito. A Panorama dice: “Mio padre si nasconde tra il pubblico e mi manda sms alla fine dei concerti”

di Gianni Poglio

Le dita frenetiche pizzicano le corde della chitarra. Un movimento asimmetrico, veloce, a tratti ruvido. Fino a quando i polpastrelli iniziano a sanguinare, ma lui, il funambolo, nemmeno se ne accorge. L’estasi della musica è più forte del dolore. Lui è un bel ragazzo di 27 anni, riccioli d’oro, voce calda e un disco d’esordio (Anima Meccanica) che non passerà inosservato. Perchè è molto piacevole da ascoltare e perchè il suo talentoso autore è il figlio di Claudio Baglioni.
Un album di musica per chitarra senza nemmeno una parola, ovvero, quanto di più lontano dallo stile di papà.
Se avessi fatto il cantautore mi sarei sentito in imbarazzo. Invece la scintilla è scattata dopo aver ascoltato il cd di un australiano, Tommy Emanuel, che mi ha fatto innamorare del virtuosismo chitarristico.
Ma suo padre viene ai concerti?
Senza dirmelo. La prima volta si è nascosto tra il pubblico in fondo alla sala. Finito lo show, mi ha mandato un sms: “Sei stato proprio bravo”.

Come si comportavano i compagni di scuola quando scoprivano la sua identità?
In generale, bene. Ma c’erano anche quelli che non andavano per il sottile: “Le canzoni di tuo padre mi fanno veramente c…”. Incassavo e andavo avanti.
E in quel momento ha intuito che fare il figlio d’arte non è una passeggiata.
L’ho capito ancora meglio quando un fonico di palco, mettendo il mio nome sul mixer, ha scritto a caratteri cubitali “Giovanni Coglioni”. Carino no?
La appassionano i talent show come “Amici” o “X Factor”?
Ogni tanto li sbircio, ma non mi piacciono particolarmente. Quello che mi sembra stupefacente è che ai provini per queste trasmissioni si presentino grandi folle, come se tutto d’un colpo mezza Italia avesse scoperto una vocazione canterina. Credo che spesso sia solo voglia di apparire e di farcela in fretta. E’ un approccio da fast food che non fa per niente bene alla musica.
Lei è critico nei confronti delle canzoni di suo padre?
No, sono orgoglioso di quello che ha fatto e fa. Ho avuto un momento di smarrimento quando mi sono capitate sotto mano fotografie del suo periodo biondo. Preoccupanti. Ma chi gliel’avrà mai suggerito un aspetto così?
Come si convive con una canzone eterna come “Questo piccolo grande amore”?
Spesso papà si è sentito schiavo. Ha anche provato a toglierla dalla scaletta dei concerti, ma la gente voleva che la cantasse a tutti i costi. Mi piace la sua definizione: “Con quel brano ho fatto a pugni spesso, ma alla fine ho sempre perso”.
Chi ha guidato la sua educazione?
Mia madre (Paola Massari, ex moglie di Baglioni, ndr). Che ha fatto un lavoro eccezionale perchè ha tenuto a freno la sua ansia e la sua apprensione per farmi sentire più libero. Anche di tornare a casa all’ora che mi andava. Di conseguenza mio padre si è sentito svincolato dal dovermi controllare.
Lei vive ancora con sua madre?
Si, e non me ne vergogno. Uscirò di casa quando ci saranno le condizioni per creare una famiglia. E poi adesso, economicamente parlando, non andrei molto lontano. Nel senso che dovrei vivere da solo con i soldi della mamma. Meglio di no.
Il suo modo di suonare la chitarra è molto spettacolare. Tutta scena o ci sono precise esigenze tecniche?
No, nessuna sceneggiata. Cerco nella maniera intellettualmente più onesta di mettere i gesti coreografici al servizio della musica.
Un dubbio: non è che i suoi dischi sono strumentali perchè la sua voce non è eccezionale?
Diciamo che non canto con profitto.
Chi è davvero Claudio Baglioni?
Uno scrigno da aprire con cautela. Un padre carismatico, affascinante, ma discreto. Non se lo immagini come un espansivo sempre pronto a dire quello che pensa. Se fosse un animale, sarebbe sicuramente più un gatto che un cane. Per dirgli quanto gli voglio bene, gli ho scritto una lettera nel cuore della notte, quando la soglia del pudore è molto bassa.
Come reagirebbe se le dicesse che uno dei suoi pezzi non funziona?
Ovviamente ci rimetterei mano. Mi vedo la scena: “Giovanni, sei bravo e io non ti devo insegnare niente, ma per favore cambia quell’accordo”.
Dai suoi racconti emerge il ritratto di una famiglia che risolve tutto con pacatezza. Possibile che nessuno alzi mai la voce o perda il controllo?
Se ci vuole vedere in preda all’ira funesta, venga a vedere con noi una partita della Roma. Davanti al televisore, durante il match, vale tutto, anche il turpiloquio. Mio padre, come tutti gli appassionati di calcio, non risparmia proprio nulla all’allenatore della sua squadra. E io non sono da meno.


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