Il cantautore in tour con «Gran Concerto.Q.P.G.A.». Finale a settembre in Arena
Ancora «in viaggio» con il suo «piccolo grande amore». Claudio Baglioni è partito con il tour di «Gran Concerto – Q.P.G.A.», terzo elemento (dopo il film prodotto da Medusa e il romanzo edito da Mondadori) del progetto intitolato con l’acronimo del disco anni ‘70 che determinò la sua ascesa al successo, «Questo piccolo grande amore».
Per «Claudione» (come lo chiama l’amico Fabio Fazio) si tratta di una prima volta, nel senso che questa tournée anticiperà i brani inediti del prossimo album, a loro volta preceduti dal singolo «In viaggio», nelle radio in questi giorni. Tra le prossime tappe del «Gran Concerto» ci sono mercoledì prossimo Milano, l’11 luglio Mantova, il 12 Faenza e il 16 Modena. Dopo un agosto passato al Centro e al Sud, arriverà il 4 settembre in provincia di Udine, il 7 in quella di Pavia, l’8 a Como, il 10 a Brescia e, gran finale, il 14 all’Arena di Verona.
«Q.P.G.A.» nella forma live – secondo le intenzioni del cantautore – «non è un normale concerto ma una vera opera popolare moderna che racconta, in musica, il primo grande amore: quello che non dura tutta la vita ma te la cambia per sempre».
La macchina scenica dello spettacolo baglioniano è imponente ed è per questo che – dall’esordio in Piazza di Siena a Roma, passando per l’Arena Civica di Milano (17 giugno), il teatro Greco di Siracusa (2 luglio) e la Reggia di Venaria Reale di Torino (17 luglio), per finire all’Arena di Verona (14 settembre – i fan lo aspettano lì da oltre 20 anni…) – sono state scelte, come si dice, «location» in grado di ospitare quella che i tecnici di «Q.P.G.A.» definiscono una produzione dalle caratteristiche e dalle dimensioni non ordinarie, in cui palco, luci e schermo, grazie alle nuove tecnologie digitali, diventano responsabili non solo della proiezione delle immagini, ma anche dell’interazione tra immagini, suoni e tutto quello che succede in scena.
Sullo sfondo del palco, infatti, domina un maxischermo dove scorrono, per tutta la durata del concerto, immagini prese dal film di ispirazione baglioniana, altre scene girate espressamente per lo show, oltre a stranezze come le sequenze di «Koyaanisqatsi», il film di Geoffrey Reggio, diventato un cult anche per le musiche di Philip Glass. Le partiture di Claudio, invece, si rifanno a quel disco del 1972 per il quale aveva scritto molto materiale, poi scartato dalla casa discografica. È il caso di «In viaggio», il nuovo singolo che risale proprio a quell’epoca, accantonato perché «troppo politico». La riscrittura di quelle musiche rimaste nei cassetti, riarrangiate oggi con l’orchestra Roma Sinfonietta (visibile su maxischermo) e con una band (presente sul palco), forniscono la base del «Gran Concerto», intervallate da riprese del tema di «…Piccolo grande amore». Ciò che gli spettatori sentiranno in questi show finirà nel nuovo doppio cd che uscirà dopo l’estate, quarto e ultimo elemento di «Q.P.G.A.».G.BR.
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