Baglioni: “Un album di melodie napoletane”

By SMNews

Fonte: “Corriere del Mezzogiorno” – Leggi e scarica in formato PDF>>>

Stasera a Cava. «Le vostre canzoni sono musica classica»

Claudio Baglioni

di Biagio Coscia

Prima delle quattro date estive in Campania per Claudio Baglioni, che questa sera è allo stadio Simonetta Lamberti di Cava de’ Tirreni. I cancelli apriranno alle 19 e lo spettacolo sarà alle 21.30, quando su uno schermo di 250 metri quadri, alle spalle del cantautore, cominceranno a scorrere immagini inedite di una storia musicale che dura da decenni. Le prossime date saranno a Benevento, il 6 luglio e poi a Caserta il 21 e il 22. Un tour molto intenso e faticoso. «Il mio segreto – dice Baglioni – è rimettersi in gioco. Sempre e fino in fondo. Rischiare il tutto per tutto. Senza rete e senza bluffare. È l’unico modo che un artista ha per non cadere nella trappola mortale del ‘mestiere’ e della ‘maniera’. Per non diventare la caricatura di se stesso e non perdersi nell’eterno rito della memoria. La parte più preziosa della vita è quella che abbiamo davanti agli occhi, non quella che resta dietro alle spalle».

Quattro date sono in Campania. Ha qualche rapporto artistico particolare con Napoli e la sua cultura musicale?
«Penso che la canzone napoletana sia la ‘musica classica’ della forma canzone. Credo che in nessun’altra parte del mondo si siano raggiunti i vertici espressivi di Napoli con la sua canzone. Nell’originalità dell’impianto armonico, nell’incanto di linee melodiche immortali, nell’intensità delicata e struggente delle liriche. Mi riferisco, naturalmente, alla canzone napoletana di tradizione. Da un po’ di tempo sto accarezzando l’idea di recuperare alcuni di questi brani, con orchestrazioni e arrangiamenti che ne mettano in luce tutta la ricchezza e lo splendore. E non è detto che, prima o poi, non trovi l’occasione e il tempo per farmi questo regalo e magari condividerlo con chi sa cogliere il valore autentico e profondo della vera bellezza».
Lei ha scritto la colonna sonora della vita di molte coppie. Ma ha una sua personale colonna sonora?
«La mia colonna sonora sono gli altri. Gesti, sguardi, sorrisi. Espressioni, parole, movimenti. Silenzi. Pensieri. Un modo di muoversi, di vestire, di camminare. Di accendere una sigaretta, di sorseggiare un caffè, di leggere un giornale o passarsi una mano tra i capelli. Questo mi emoziona; questo mi appassiona; questo mi incuriosisce. La città è un pentagramma. Ogni strada un rigo. Ogni anima una nota. Leggo e trascrivo. Lei suona per me. Io per lei».
L’atteggiamento dei ragazzi verso la vita e il dolore ai tempi di quando lei ha scritto «Questo piccolo grande amore» era molto diverso da quello di oggi. Condivide questo punto di vista? Quali crede siano le cause?
«La storia di ‘Qpga’ è ambientata nell’anno nel quale tutto il mondo sognò insieme. Forse per l’ultima volta. Era la generazione giovane che, per la prima volta, si affacciava sul boccascena della storia a reclamare il proprio posto. Da allora, nulla è stato più come prima. Ecco credo che la grande differenza tra quella generazione e questa sia la sfiducia nel sogno. Qualche tempo fa su un muro di una nostra città era apparsa la seguente scritta: ‘Il futuro non è più quello di una volta’. Una frase che la dice lunga su come la generazione giovane si senta, oggi, schiacciata e priva di prospettiva. In Spagna la chiamano generazione né-né: né studio, né lavoro. Una generazione tutta chiusa in un presente che la soddisfa, e praticamente priva di illusioni e di progetti. Io credo, invece, che l’illusione sia importante. Un grande scrittore sudamericano scriveva che è vero che l’illusione non si mangia: non si mangia, diceva, ma alimenta. Ecco io credo che sia fondamentale ritrovare la voglia, la capacità e la forza di sognare. E credo che questo ‘Gran Concerto’ sia un canto al futuro».

Claudio BaglioniAmore e note
«In nessuna altra parte del mondo – dichiara Baglioni – si sono raggiunti i vertici espressivi di Napoli con la sua canzone»

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